Le frizioni tra Stati Uniti ed Iran esplodono nel 1979, quando un gruppo di
studenti iraniani fa irruzione nell’ambasciata americana a Teheran. Sequestrano
52 diplomatici per 444 giorni e danno vita alla “Crisi degli ostaggi”,
trasformandosi da alleati a nemici. Quella frattura non si è mai risanata ed
anzi, al momento sta toccando uno dei suoi picchi più feroci.
L’attuale assetto geopolitico sta portando a galla non poche riflessioni in merito alle
sfide che si giocheranno su suolo statunitense. Gli attacchi militari in Iran
proseguono senza sosta dal giugno 2025. Ora, queste tensioni si sono spostate
anche sul piano sportivo, nello specifico quello calcistico. La nazionale
iraniana si trova nel Gruppo G e dovrà disputare tutte le partite del proprio
girone tra Los Angeles e Seattle.
A causa di ciò, il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donjamali, aveva
dichiarato che la selezione asiatica avrebbe disertato la manifestazione. Dal
canto suo, il presidente Donald Trump aveva in un primo momento accolto questa
eventualità favorevolmente, asserendo che la presenza dei calciatori iraniani
negli Stati Uniti non sarebbe appropriata per la salvaguardia della loro
sicurezza. Il terzo protagonista della vicenda è Gianni Infantino, in qualità
di Presidente della Fifa. Quest’ultimo ha dichiarato, in occasione
dell’amichevole tra Iran e Costarica, che i Leoni di Persia saranno presenti al
mondiale.
Lo stesso Infantino ha evocato come più volte lo sport si sia fatto carico delle
tensioni della storia. Tramite i suoi canali social ha sottolineato
l’importanza della partecipazione dell’Iran alla competizione: “Il calcio porta
unità e speranza, anche nelle circostanze più difficili, e la Fifa continuerà a
sostenere l'Iran per garantire le migliori condizioni possibili”. Pare un
chiaro rimando alla cosiddetta “diplomazia del ping pong”, episodio cardine
avvenuto nell’aprile 1971 che ha portato ad una distensione nei rapporti tra
USA e Cina.
In occasione dei mondiali di tennistavolo, l’americano Glenn Cowan ed il campione
cinese Zhuang Zedong si scambiarono dei doni e ciò spianò i rapporti tra le
rispettive nazioni. Questo evento epocale ha portato giocatori statunitensi a
visitare ufficialmente la Cina dal 1949, a cui è seguita la storica stretta di
mano tra Nixon e Mao. Lo sport rappresenta ancora un decisivo strumento
diplomatico e Infantino pare aver tratto ispirazione da tale episodio per
trovare un canale di comunicazione.
Ai Mondiali di calcio non si è mai verificata una disertazione di questo genere ed
il regolamento, articolo 6.7, asserisce che qualora una selezione si ritiri
dalla competizione, sarà la Fifa a scegliere gli eventuali provvedimenti
futuri. Le due delegazioni si sono tuttavia già rese protagoniste di un gesto
distensivo ai Campionati del Mondo del 1998. Lì, i calciatori iraniani porsero
delle rose ai giocatori americani prima del fischio d’inizio quale segno di
pace. La speranza è che i toni si distendano sia dentro che fuori dal campo.